Guida

Fattura elettronica
per liberi professionisti

Ritenuta d'acconto, rivalsa cassa, bollo virtuale, forfettari, SdI, conservazione. Quello che ti serve per fatturare da solo senza sbagliare, scritto da chi le fatture le fa davvero.

Fattura elettronica per liberi professionisti: chi è obbligato nel 2026

La fattura elettronica per liberi professionisti ha una storia breve e un po' confusa. Obbligo dal 2019 per chi stava in regime ordinario, poi i forfettari sopra i 25.000 € di ricavi dal 1° luglio 2022, poi tutti i forfettari dal 1° gennaio 2024. Oggi, se hai una partita IVA e vendi il tuo tempo, la fattura la mandi allo SdI. Punto. Non esiste più il libero professionista esonerato, e la domanda che ancora gira nei gruppi Facebook ("io sono forfettario, devo farla?") ha una sola risposta.

L'unico caso che resta fuori riguarda chi emette fatture a persone fisiche per prestazioni sanitarie da trasmettere al Sistema Tessera Sanitaria: lì vige il divieto di invio allo SdI, e la fattura resta cartacea o in PDF. Se sei fisioterapista, psicologo o nutrizionista, la tua strada è un'altra e la trovi nella guida alla fatturazione elettronica per professionisti sanitari. Per tutti gli altri, architetti, avvocati, consulenti, grafici, ingegneri, si prosegue qui.

Come viaggia una fattura: SdI, codice destinatario e PEC

Tecnicamente la fattura elettronica è un file XML nel formato FatturaPA. Tu scrivi importi e descrizioni, il software compone il file e lo trasmette al Sistema di Interscambio, lo SdI, che è il postino dell'Agenzia delle Entrate. Lo SdI controlla che il file sia formalmente corretto, lo recapita al destinatario e ne tiene copia nel cassetto fiscale di entrambi. Da quel momento la fattura esiste. Prima no.

Per recapitarla, lo SdI deve sapere dove. Hai due possibilità: il codice destinatario, sette caratteri che il cliente ha ottenuto dal proprio software di fatturazione, oppure la sua PEC. Il cliente te li dà una volta, tu li salvi in anagrafica e non ci pensi più.

E se il cliente è un privato senza partita IVA? Metti il codice convenzionale 0000000, sette zeri, più il suo codice fiscale. La fattura ufficiale finisce nel suo cassetto fiscale, dove nessun privato va mai a guardare, quindi tu gli mandi anche una copia di cortesia in PDF. Non è la fattura: è un promemoria educato con l'IBAN sopra.

Verso la Pubblica Amministrazione cambia il codice, sei caratteri, il codice univoco ufficio che trovi nell'indice IPA, e cambia anche l'IVA: la PA la versa direttamente allo Stato con il meccanismo dello split payment, quindi tu la esponi in fattura ma non la incassi. Verso l'estero, dal 1° luglio 2022 l'esterometro non esiste più: anche la fattura al cliente di Monaco o di Austin passa dallo SdI, con codice destinatario XXXXXXX, sette X. Lo SdI serve all'Agenzia, non al cliente estero, che riceverà da te un normale PDF.

Quando si emette: l'incasso, i 12 giorni e la proforma

Qui i professionisti hanno una regola tutta loro, e vale la pena capirla bene perché cambia il modo di lavorare. Per chi vende beni il momento che conta è la consegna; per chi presta servizi, e tu sei tra questi, il momento impositivo è il pagamento (art. 6, DPR 633/72). La fattura la fai quando arrivano i soldi, non quando chiudi il lavoro.

Marta, architetta a Bologna, chiude un progetto da 3.200 € il 10 marzo. Il cliente paga il 28 aprile. La fattura di Marta porta la data del 28 aprile e va trasmessa allo SdI entro 12 giorni da quel giorno, cioè entro il 10 maggio. Se Marta avesse fatturato il 10 marzo avrebbe anticipato IVA e imponibile su soldi che non aveva ancora visto. Legale, ma poco furbo.

Prima dell'incasso il documento giusto è l'avviso di parcella, o proforma: il nome cambia da studio a studio, la sostanza no. Riporta gli importi che il cliente dovrà pagare, non ha numero di fattura, non va allo SdI e non genera IVA. Quando arriva il bonifico la trasformi in fattura, con gli stessi importi.

Le sanzioni meritano due righe. Dal settembre 2024 l'omessa o tardiva fatturazione costa il 70% dell'IVA non documentata, con un minimo di 300 € per operazione. Se la fattura non ha IVA, come quelle dei forfettari o le operazioni esenti, la sanzione parte dal 5% del corrispettivo, sempre con il minimo di 300 €. Ordini di grandezza, non cifre da tatuarsi: quello che devi ricordare è che una fattura da 150 € dimenticata può costartene 300. Tenere d'occhio il calendario delle scadenze fiscali aiuta, ma la scadenza dei 12 giorni te la devi segnare da solo, perché parte dal tuo incasso e nessuno te la ricorda.

Nota: gli importi delle sanzioni e i casi di ravvedimento cambiano con una certa frequenza. Qui trovi l'ordine di grandezza; se hai una fattura in ritardo tra le mani, il conto esatto fallo con il commercialista.

Ritenuta, cassa e bollo: le righe che gli altri non hanno

La fattura di un artigiano ha compenso, IVA, totale. La tua ne ha almeno due in più, e a seconda del regime anche una terza. Sono le righe che fanno sembrare la parcella di un professionista un piccolo rebus, e sono anche quelle che il portale gratuito dell'Agenzia non ti aiuta a calcolare.

La ritenuta d'acconto del 20%

Se sei in regime ordinario e il cliente è un sostituto d'imposta (un'azienda, un altro titolare di partita IVA, un condominio), lui trattiene il 20% del tuo compenso e lo versa all'Erario per conto tuo. Tu incassi meno, ma a giugno quei soldi li ritrovi già versati come acconto IRPEF. Un prestito forzoso allo Stato, in pratica. Se il cliente è un privato niente ritenuta, non è un sostituto e ti paga tutto. I forfettari non la subiscono mai, e devono scriverlo in fattura. Ci arriviamo tra poco.

La rivalsa della cassa previdenziale

La cassa a cui versi i contributi ti permette di addebitare al cliente una percentuale del compenso: il 4% per Inarcassa (architetti e ingegneri) e per Cassa Forense (avvocati), il 2% per ENPAP (psicologi). Se non hai una cassa di categoria e versi alla Gestione Separata INPS, puoi addebitare una rivalsa del 4%, ma è una tua scelta, non un obbligo. In tutti i casi la rivalsa concorre alla base imponibile IVA: l'IVA si calcola su compenso più cassa.

C'è una differenza che frega molti alla prima fattura: la rivalsa INPS 4% è soggetta a ritenuta d'acconto, quella delle casse di categoria no. Chiara, consulente HR a Torino in Gestione Separata, su un compenso da 1.000 € con rivalsa 4% subisce la ritenuta su 1.040 €, cioè 208 €. Marta, con Inarcassa, la subisce su 1.000 €, cioè 200 €. Otto euro di differenza, ma il commercialista li vede al primo sguardo. E un software decente pure.

Un esempio con tutti i numeri

Prendiamo Marta, regime ordinario, Inarcassa, cliente azienda. Compenso 1.000 €.

Compenso professionale1.000,00 €
Rivalsa Inarcassa 4%40,00 €
Imponibile IVA1.040,00 €
IVA 22%228,80 €
Totale fattura1.268,80 €
Ritenuta d'acconto 20% (su 1.000 €)- 200,00 €
Netto a pagare1.068,80 €

Il cliente bonifica a Marta 1.068,80 € e versa 200 € all'Erario a suo nome. Il totale documento che lo SdI legge è 1.268,80 €: la ritenuta non lo riduce, è solo un'indicazione di come verrà pagato. Se Marta fosse in Gestione Separata, la ritenuta sarebbe su 1.040 € e il netto scenderebbe a 1.060,80 €.

La marca da bollo da 2 €

Se la tua fattura non ha IVA e supera i 77,47 €, ci va il bollo da 2 €. Riguarda i forfettari e chi fa operazioni esenti. Non è più quella adesiva da leccare: è un bollo virtuale, un flag nel file XML, e lo paghi a trimestri dal portale Fatture e Corrispettivi dell'Agenzia, che ti prepara il conteggio da sola. È a carico tuo, ma puoi riaddebitarlo al cliente come riga fuori campo IVA. Simone, grafico forfettario a Padova, su un logo da 600 € aggiunge 2 € di bollo e incassa 602 €; a fine trimestre versa all'Agenzia i 2 € di quella fattura insieme a tutti gli altri, ed è pari.

Se sei forfettario: RF19, N2.2 e le due diciture

Nel tracciato XML il regime forfettario ha un codice, RF19. L'ordinario è RF01. Lo imposti una volta nel software e lui lo scrive su ogni fattura. Poi ogni riga della tua fattura, non avendo IVA, deve dichiarare una natura: N2.2, "non soggette, altri casi". E in fondo, nel campo delle causali, le due frasi che il commercialista ti ha fatto copiare: "Operazione effettuata ai sensi dell'art. 1, commi 54-89, L. 190/2014" e "Operazione non soggetta a ritenuta d'acconto".

Se dimentichi le diciture lo SdI non respinge la fattura: controlla la forma, non il senso. Ma la fattura è irregolare, e il cliente azienda, non trovando scritto che sei forfettario, potrebbe applicarti la ritenuta per prudenza. Poi passi due mesi a recuperarla. Simone, al primo anno, ci è cascato con un cliente che gli ha trattenuto 120 € su 600 e li ha restituiti a Natale. Se stai scegliendo con cosa fatturare, abbiamo scritto una guida al software per il regime forfettario nel 2026 che entra nel dettaglio di queste impostazioni.

Le fatture che ricevi: il ciclo passivo

La fattura elettronica è una strada a doppio senso. Anche il commercialista, il coworking e il fornitore di software ti fatturano via SdI, e lo SdI deve sapere dove recapitare. Due cose da fare una volta sola: comunicare il tuo codice destinatario a chi ti fattura e, soprattutto, registrare il tuo indirizzo telematico nel cassetto fiscale, dentro Fatture e Corrispettivi. Con l'indirizzo registrato lo SdI ignora quello che scrive il fornitore e recapita sempre al tuo software, anche se lui ha sbagliato codice o ha messo sette zeri. La procedura passo per passo è nella guida al codice SdI e al ciclo passivo.

Perché ti interessa? Perché le fatture di acquisto sono i tuoi costi, e i costi deducibili li devi avere sotto mano a fine anno, con l'IVA da detrarre se sei in ordinario. Avere attivo e passivo nello stesso posto vuol dire che a gennaio il commercialista ti chiede meno cose, e tu rispondi più in fretta. In Pazienza il ciclo passivo è compreso nel piano base: le fatture dei fornitori arrivano accanto a quelle che emetti, senza moduli a parte.

Conservazione: dieci anni, e non bastano i PDF

Le fatture elettroniche vanno conservate per dieci anni, e conservate vuol dire conservazione digitale a norma: un processo che garantisce integrità, data certa e leggibilità nel tempo. La cartella "Fatture 2026" sul desktop non lo è. Nemmeno Google Drive. Nemmeno il PDF stampato e messo nel faldone, per quanto rassicurante.

L'Agenzia offre un servizio di conservazione gratuito: aderisci una volta nel portale Fatture e Corrispettivi e da lì conserva tutto quello che passa dallo SdI a tuo nome, in entrata e in uscita. Fallo anche se usi un software, non costa niente ed è una rete di sicurezza. I software seri in ogni caso conservano in automatico; la domanda da fare prima di firmare è cosa succede alle fatture conservate se smetti di pagare.

Con cosa farle: portale gratuito, software a canone o altro

Il portale Fatture e Corrispettivi dell'Agenzia è gratis e funziona. È anche brutto da far male: non ricorda i clienti se non glieli reinserisci, non gestisce parcelle ricorrenti, non ha uno scadenzario, non ti dice chi non ti ha ancora pagato. Se emetti tre fatture al mese e hai pazienza, ce la fai. Oltre, cominci a odiarlo, e a un certo punto il tempo che ci perdi vale più di qualunque canone.

Il passo successivo sono i software a canone mensile, tra i 10 e i 30 € al mese, cioè tra i 120 e i 360 € l'anno. Fanno tutto quello che serve. Il problema spesso arriva alla scadenza: smetti di pagare e non vedi più nemmeno le fatture degli anni passati finché non rinnovi. I tuoi dati diventano l'ostaggio. Abbiamo messo in fila i prezzi dei principali software di fattura elettronica se vuoi fare i conti con calma.

Pazienza è nata da questo fastidio. È una web app, la apri dal browser e non installi niente. Il piano Standard costa 48 € all'anno più IVA, 4 € al mese, e comprende fatturazione elettronica attiva e passiva, anagrafiche clienti e prodotti, 100 trasmissioni allo SdI incluse e fino a tre collaboratori. Alla scadenza l'app resta accessibile in lettura: storico, anagrafiche, documenti, tutto. Il prezzo non aumenta al rinnovo. E il primo mese è gratuito, senza carta di credito: fai la tua prima fattura seguendo la guida passo passo per creare una fattura e vedi se ti ci trovi.

In Pazienza un credito è una trasmissione allo SdI. Se fai più di 100 fatture l'anno, i crediti aggiuntivi si comprano a pacchetto, 10 per 4 €, quaranta centesimi a fattura, e non scadono mai, nemmeno a licenza scaduta. Oppure scarichi l'XML e lo carichi tu sul portale dell'Agenzia, senza consumare crediti. I dettagli sono nella pagina dei prezzi e in quella sulla fatturazione elettronica senza abbonamento; se oltre alle fatture hai un'agenda da gestire o cartelle cliniche da tenere, c'è il piano Premium a 98 € l'anno.

Nota: qualunque strumento scegli, la prima fattura falla vedere al commercialista prima di trasmetterla. Regime, natura, cassa e ritenuta si impostano una volta sola, ma vanno impostati giusti.

Guide per categoria professionale

Ogni mestiere ha le sue righe in fattura. Trova la pagina scritta per il tuo.

Domande frequenti

Un libero professionista in regime forfettario deve emettere la fattura elettronica?
Sì, senza eccezioni. Dal 1° luglio 2022 l'obbligo riguardava i forfettari con ricavi sopra i 25.000 €, dal 1° gennaio 2024 riguarda tutti. Nel file XML il regime si dichiara con il codice RF19, le righe hanno natura N2.2 e vanno riportate le diciture sul regime (art. 1, commi 54-89, L. 190/2014) e sull'assenza di ritenuta d'acconto.
Quando va emessa la fattura: alla fine del lavoro o quando il cliente paga?
Quando il cliente paga. Per le prestazioni di servizi il momento impositivo è l'incasso (art. 6, DPR 633/72). Dalla data dell'incasso hai 12 giorni per trasmettere la fattura allo SdI. Prima del pagamento si manda un avviso di parcella o una proforma, che non è una fattura e non passa dallo SdI.
Come si fattura a un privato senza partita IVA?
Si inserisce il codice destinatario convenzionale 0000000 (sette zeri) e il codice fiscale del cliente. La fattura ufficiale viene recapitata nel suo cassetto fiscale; a lui si consegna una copia di cortesia in PDF, che non ha valore fiscale ma gli serve per sapere quanto e come pagare.
La rivalsa della cassa previdenziale è soggetta a ritenuta d'acconto?
Dipende dalla cassa. La rivalsa del 4% di chi è iscritto alla Gestione Separata INPS concorre alla base della ritenuta; la rivalsa delle casse di categoria (Inarcassa, Cassa Forense, ENPAP e le altre) no. In entrambi i casi la rivalsa concorre alla base imponibile IVA.
Serve la marca da bollo sulla fattura elettronica?
Sì, se la fattura non ha IVA e supera i 77,47 €: è il caso dei forfettari e delle operazioni esenti. Il bollo da 2 € è virtuale, si dichiara con un flag nel file XML e si paga a trimestri dal portale Fatture e Corrispettivi dell'Agenzia delle Entrate. È a carico di chi emette, ma può essere addebitato al cliente come importo fuori campo IVA.
Cosa rischio se trasmetto la fattura allo SdI in ritardo?
Dal settembre 2024 la sanzione per omessa o tardiva fatturazione è il 70% dell'IVA non documentata, con un minimo di 300 € per operazione. Se la fattura non ha IVA (forfettari, operazioni esenti) la sanzione parte dal 5% del corrispettivo, sempre con il minimo di 300 €. Sono ordini di grandezza: per il tuo caso specifico parla con il commercialista.

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